lunedì 19 gennaio 2009

Il nuovo Prefetto

Il primo di gennaio di questo nuovo anno 2009 alle ore 19,30 presso la Camera Municipale,  il nuovo Sindaco del Municipio di Bujari, insieme ai consiglieri comunali   ha preso possesso dei  poteri di Amministratore politico del Comune di Bujari. Dopo una combattuta propaganda elettorale con comizi nella pubblica piazza,i due partiti  si sono contesi la sedia di Sindaco. Da un lato il Sindaco uscente, Michel, del "Partido dos trabalhadores ( PT ), aveva organizzato e realizzato varie iniziative per convincere la gente votare per lui, continuando, con il secondo mandato, ad amministrare il Municipio. Grande e rumorosa propaganda che ha riunito molta gente ad ascoltare le sue proposte,partecipate anche da senatori e deputati federali, alleati del medesimo partito. Dall'altro canto "Padeiro, candidato del PSDB ( Partito socialista democratico del Brasile )si opponeva al Sindaco uscente con una propaganda più modesta, quasi a dimostrare che non sarebbe riuscito a vincere le elezioni, anche se anche lui aveva chiesto aiuto dai senatori e deputati federali del suo partito. Questo quanto molta gente pensava vedendo poco entusiasmo nella propaganda da parte dei militanti del suo partito. Tutti ormai pensavano fino all'ultimo giorno che Michel avrebbe vinto le elezioni e avrebbe continuato a dirigere il Municipio con il secondo mandato,fino all'anno 2012. Ma con la sorpresa di molte persone , alla fine dello spoglio delle schede elettorali, la vittoria è stata di "Padeiro". Molte persone che speravano nella vittoria di Michel, sono rimaste senza parole e molto dispiaciute per la delusione che hanno avuto. A questo punto tutti hanno commentato su che cosa è stato realizzata  con il programma politico della amministrazione uscente, mettendo in guardia il nuovo Prefetto, che non deluda le aspettative che il "vecchio" Sindaco aveva promesso nella sua propaganda elettorale. Tutti ci aspettiamo che il nuovo Prefetto di Bujari sappia valutare le necessità primarie della Comunità  e si prenda carico di procurare il progresso di tutti i settori del municipio per il bene comune, soprattutto dove ci sono state dimenticanze che hanno messo a disagio diverse famiglie, soprattutto nella Area rurale e nella foresta. Confidando anche nei Consiglieri (veriadores) che fanno parte della Amministrazione Comunale, sappiano vedere prima di tutto il bene della Comunità e non gli interessi di parte.

Bujari 20 gennaio 2009

Fine Anno 2008

Siamo arrivati alla fine di un altro anno!  Anch'io, trovandomi qui nella Diocesi di Rio Branco - Acre - Brasile, sono arrivato al sesto anno di missione. In questi giorni il pensiero vola ricordando le persone più care, quasi come per raccontarci le nostre avventure della vita dell'anno che sta per finire. Ecco perché io desidero festeggiare la fine dell'anno con gli amici che posso incontrare, per brindare insieme al nuovo anno che sta per venire, con il desiderio per me e per tutti, che sia sempre migliore. Così l'anno che passa non lo voglio ricordare, quando non è stato favorevole ai miei desideri. Ma al contrario lo ricordo volentieri agli amici per godere insieme di tutto ciò che la fortuna ci ha beneficiato. Dobbiamo pensare tutti che Il cammino che tutti noi facciamo nel tempo è guidato dal Signore e dirige i nostri passi secondo la sua volontà, per il nostro bene. Ecco che anche questa volta ho salutato l' Anno 2008  insieme ai giovani della mia Parrocchia di Bujari. È stato l'ultimo fine anno che ho festeggiato con loro, poiché dal prossimo Febbraio 2009 devo andare ad accompagnare due parrocchie, che ancora non hanno un sacerdote che le accompagni nell'assistenza religiosa. Due diàconi permanenti già hanno assunto il proprio impegno pastorale. e già stanno lavorando da un anno in queste parrocchie. E d'ora in poi io mi unirò a loro per continuare il mio servizio in quelle 2  parrocchie che furono create l'anno scorso 2008.  Il clima di festa di questa gioventù mi ha fatto ricordare quei giovani che ho accompagnato nella mia esperienza pastorale, quando mi trovavo nella parrocchia di Lugliano (Bagni di Lucca) e di Monsagrati, dove preparavo  e realizzavo con loro la cena di fine Anno, gli incontri di fine settimana e i campeggi sulle dolomiti,  a Campo Imperatore in Abruzzo e  in Garfagnana. Dopo questo momento di festa e di Allegria, ho salutato il Nuovo anno 2009 a Rio Branco insieme agli amici : Nicola e Nadir, Luca e Stella, con cui spesso mi incontravo per passare qualche ora insieme in una cena di confraternizzazione. Ora, cominciando questo nuovo anno, devo conoscere luoghi nuovi, persone nuove e nuova esperienza. Spero che il Signore mi accompagni con la sua presenza di Padre amoroso, per assolvere il mio compito che mi è stato affidato. Per dire la verità, sono un poco preoccupato. Tutto è nuovo.  A questa mia età di 73 anni per me non è tanto facile accettare questi cambiamenti. Ma ho deciso di tentare... Voglio vedere come andrà....!    

Bujari 04 gennaio 2009

giovedì 25 dicembre 2008

COSA RESTA DEL NATALE ?


Il clima del natale, tra i grandi appuntamenti annuali, ci aiuterà ad entrare nel vero senso della solennità del Natale. Vuole essere un invito a pr
endere in considerazione ciò che non è il Natale cristiano, anche se a volte in buona fede siamo portati a crederlo. Siamo tentati di sollecitare i cristiani di buona volontà, a rivedere con giusto occhio, i modi concreti con cui spesso viene presentato, e siamo invitati a celebrare la Grande festa natalizia, sia nell'ambito mondano, che nelle nostre comunità cristiane. "Qual 'è il Natale che vale?"
Qualche anno fa'  un enorme pannello pubblicitario di Babbo Natale, con questa scritta, invitava tutti quanti a "regalarsi un Natale" degno di gente che conta. Si riferiva al "Supermercato", oggetto della pubblicità, come luogo della celebrazione, quale tempio nuovo adatto allo scopo. 
Questo particolare forse è uno dei tanti richiami capace di farci riflettere su come anche gli eventi più grandi della nostra fede, se non siamo vigilanti, ci vengono sempre più scippati da quello economico. La febbre da consumi è una realtà innegabile, che esplode in occasione di celebrazioni solenni. Il fatto che la società tipica dei nostri Paesi occidentali, basata sul neo-capitalismo selvaggio, ci offra un modello di vita materialista, non deve meravigliarci, più di tanto, perché tutto questo è perfettamente logico: "Consumare per produrre". Infatti chi non consuma 
non conta! Interi popoli sono cancellati dai "bilanci mondiali", perché non producono
 e non consumano. Ci deve invece preoccupare seriamente il da
to di fatto che troppi cristiani abbiano assimilato questa mentalità e adottato questo comportamento "mondano", anche nel celebrare le più importanti festività cristiane.  È facile constatare che questo modello è vissuto pure da molti cristiani, che poi canteranno felici e contenti: "Tu scendi 
dalle stelle e vieni in una grotta al freddo e al gelo.....". "Come le
 nostre Comunità preparano, celebrano e vivono il Natale?". La risposta è difficile. Non dimentichiamo che molti, specialmente la gente umile,vive le feste cristiane, ascoltando la Parola di Dio, nella preghiera, nell'Eucaristia e nella Riconciliazione, con la carità verso i fratelli più poveri. È bene però rivedere i modi con cui la Comunità cristiana aiuta o meno i suoi fedeli a celebrare e vivere in pienezza di fede questo grande evento del Signore Gesù. È una grave responsabilità tutta nostra, offrire una precisa testimonianza al "Mondo" che forse inconsciamente attende Cristo, Salvatore  di tutti. In questo caso, se noi non siamo trasparenti e coerenti, certamente non possiamo darne la colpa ad altri.... E riflettiamo:- O Signore, in un mondo in cui tutto è in vendita, ricordaci che la verità non si compra.- O Signore, in un momento in cui si compra di tutto, ricordaci che l'amore è gratuito. -O Signore, nei giorni in cui si è buoni per obbligo, ricordaci che la carità e pratica quotidiana. -O Signore, in un momento in cui si fanno doni intelligenti, ricordaci che una riconciliazione è il dono più intelligente. O Signore, in mezzo a una mostra 
di "panettoni" farciti, ricordaci che il povero non si sfama con la pubblicità. -O Signore, quando riuniamo le nostre famiglie per fare festa, ricordati che lo potremmo fare molto più spesso. -O Signore , mentre orniamo i nostri alberi luminosi, ricordati lo splendore discreto della tua "Croce". -O Signore, mentre andiamo festanti alla "Messa di Mezzanotte", ricordaci che non è il cenone di Capodanno. -O Signore, mentre ci affanniamo ad agghindarci per le feste, ricordaci che davanti a quel Bambini cade ogni maschera. -O signore,mentre ci confessiamo, ricordati che Tu sei la nostra gioia e il nostro regalo, ogni giorno dell'anno, di ogni anno, per l'eternità.
  
 Bujari- Acre - Natale 2008

mercoledì 12 novembre 2008

Le bambine invisibili

Vittoria Savio, maestra in pensione racconta....
Visitando una Comunità"Quechua" situata sulle "Ande" a 3.500 m. sul livello del 
mare ha conosciuto la triste storia che vivono le bambine di queste povere famiglie, che
 vivono in questa Zona, quasi dimenticata dagli 
uomini. Le mamme che incontrano difficoltà per le proprie figlie di garantire una condizione di vita per sopravvivere, affidano  le proprie figlie a un "padrino", o a una "madrina"(persone che credono per bene e con un tenore di vita buono: (come insegnanti, poliziotti, ingegneri), con la promessa di farle studiare in città, in cambio di un aiuto domestico. Andare in città con una madrina era quindi una buona occasione, perché le loro bambine riuscissero a sfuggire al destino di miseria e di fame che l'attendevano, rimanendo in famiglia. Studiare, leggere e scrivere  la lingua spagnola, essere ben vestite, rispettate  era il sogno di ogni mamma. Si aspettavano che, dopo alcuni anni la ragazzina sarebbe tornata a visitare la sua famiglia carica di regali. Invece svanivano nel nulla. In realtà i  
"padrini" e le"madrine" invece di mandare le "figliocce" a scuola, in molti casi le obbligavano a rimanere chiuse in  casa, o in casa di parenti e conoscenti, obbligandole a cucinare, lavare lenzuola per famiglie numerose. Della scuola non se ne parlava assolutamente, facendo sparire i propri documenti e spesso le loro tracce. Arrivai  a  "Cusco", la orgogliosa capitale dell'Impero "Incas", mi resi conto delle condizioni in cui vivevano. Erano soggette  ad ogni tipo di abuso. "Come era possibile che queste bambine si perdess
ero nel nulla?" "Come è possibile che non potessero  parlare con nessuno dei maltrattamenti a cui erano sottoposte e con l'aiuto delle autorità potessero ritrovare la loro famiglia?". Di fatto le bambine avevano spesso solo una vaga conoscenza della Zona in cui erano nate e cresciute: Si ricordavano solo della provincia che si estende per migliaia di km. Anche se il loro caso arrivava a qualche Ufficio Pubblico , non potevano
 sopportare i costi per la ricerca della loro famiglia in uno spazio così grande. Quindi preferivano munirle di un nuovo documento di identità, magari con il nome di 
una attrice famosa. Così se ne andavano con le loro trecce nere e un vestito sdrucito a cercare fortuna come pastorelle in mezzo agli altopiani sconfinati delle "Ande", o come domestiche nella prima città della valle, definitivamente tagliate fuori dalle loro famiglie di origine.  Gli organismi internazionali hanno scarsi mezzi per combattere  questa mentalità diffusa fra i "meticci" delle città "andine". Per loro è "normale" utilizzare le bambine "indie", come lavoratrici domestiche a tempo pieno , privandole della libertà, della famiglia, dell'istruzione. Maltrattate, abusate sessualmente e abbandonate alla fine in mezzo alla strada con un bambino in braccio e un futuro difficile. In questo modo sono obbligate a restare per sempre "invisibili" 
"Rosa: Una Storia emblematica. 
Un fratello maggiore affidò sua sorella; Rosa, a un proprietari terriero, come domestica, quando aveva 6 anni, senza più curarsi di lei, come aveva già fatto con altre 3 sorelle, in cambio di un gruzzolo 
di denaro. Nella piantagione di caffè, dove era stata confinata, è cresciuta in condizioni di semi-schiavitù, mangiando per terra , cucinando pentoloni più grandi di lei per i "peones". Fin dai 7 anni ha cominciato a subire ogni sorta di violenza fisica e psicologica da parte del "padrone" e dei "peones". All'età di 18 anni decise di fuggire. Apettò la notte, per scappare su un camion di frutta. In mezzo a banane e sacchi di "ananàs"incontrò
 una persona che che, dopo mille peripezie la mise in contatto con il "CAITH" ( Centro di Apoyo Integral a las Trabajadoras de Hogar): una casa-famiglia per aiutare le ragazze"invisibili" ad uscire dal loro isolamento e realizzarsi come persone. Rosa ha vissuto lì per 2 anni , lavorando e  imparando a gestire una "Piccola comunità". Con l'aiuto del
 "CAITH" ha ritrovato la mamma: una povera donna distrutta dalla miseria dell'alcol. La sua famiglia non c'era più. La vera famiglia di Rosa ora è il "CAITH", suo punto principale affettivo e sociale.  Qui Rosa ha imparato a sorridere, ma ancora un nodo di rancori da sciogliere. Ma l'affetto e la cura delle educatrici del "CAITH" potrebbero aiutarla a rimarginare un poco per volta le sue ferite ancora sanguinanti.

Bujarì Acre 12 novembre 2008



martedì 28 ottobre 2008

La Meessa in lingua italiana a Rio Branco

Dopo ben 5 secoli dalla scoperta dell'America sono passati sulle "strade" del Brasile molti missionari italiani, per evangelizzare i popoli che abitavano in questo immenso e inesplorato Paese. L'evangelizzazione e la conversione erano i due più importanti principi del missionario. Purtroppo, nella buona volontà, della chiesa cattolica, di convertire tutti, scomparvero: riti, culti, liturgie e tradizioni, che questi popoli avevano portato con sé nelle grandi emigrazioni dai paesi di origine. Con il progresso e con il passar degli anni le distanze sono diventate più corte, e le frontiere che dividono le nazioni si sono aperte, molte persone di differenti culture, razze, popoli e religioni si incontrano. Anche nell'Acre ( uno Stato della confederazione politica del Brasile) si incontrano diversi italiani che vengono a visitare i missionari italiani che operano nella Diocesi di Rio Branco. Così negli anni passati, prima del 2008 è nata anche qui una Associazione culturale italiana: . Questa Associazione ha lo scopo di far conoscere la lingua, la cultura e la tradizione italiana in questa Zona del Brasile. Ecco che in seguito fu anche programmato di preparare e organizzare anche una celebrazione della S. Messa in lingua italiana. Così nel giorno 18 ottobre di questo anno 2008 alle ore 20 Don Luigi Paolinelli , missionario italiano in questa Diocesi, ha celebrato per la prima volta la S. Messa in lingua italiana. Erano stati incitati a concelebrare altri missionari italiani, ma per impegni pastorali nelle proprie parrocchie non hanno potuto partecipare e concelebrare. Sono stati distribuiti moti inviti per questa prima celebrazione, ma evidentemente essendo una cosa molto nuova, hanno partecipato circa 150 persone. insieme a tutti gli eventi culturale che questa Associazione avrà in programma nel prossimo futuro, anche l celebrazioni della chiesa cattolica aiuti a stingere rapporti sempre più stretti e a creare un dialogo per lo sviluppo e la realizzazione di una convivenza umana fra le persone di differente origine, cultura, razza e nazione. 

Bujarì 28 ottobre 2008

lunedì 27 ottobre 2008

La forza della Speranza

Carissimi amici della missione, leggendo il "SITE": "Il Paese dei Bambini che sorridono" ho incontrato una storia  che mi ha fatto riflettere.  Allora ho pensato di riscriverla sul mio "Blog", perché possiate conoscere che nel mond
o ci sono ancora persone che donano la propria vita , il loro tempo, le loro energie per sostenere,  difendere e aiutare molte persone che si trovano nel
bisogno.(Dall'inviatoStella Spinelli.)
Veramente questa storia può interessare qualcuno? Non ho fatto nulla di speciale dice Rosalina, mentre ci accoglie nella sua casa: Quattro stanze racchiuse in un ampio recinto in legno e fango. Siamo nel luogo delle "invasioni" ( occupazioni), nella città di S. Luis. Un "bairro" accanto all'altro a formare una distesa sterminata di casette alternate a capanne in legno e fango.
 In ogni angolo sciami di bambini che giocano e donne affaticate che rientrano dai campi. È un'area in continua espansione. La gente non se la sente più di vivere nell'interno, in paesi che distano gli uni dagli altri decine di Km. di strade li terra e argilla, impercorribili nella stagione delle piogge. Avvicinarsi alla Capitle sembra più facile sopravvivere: combattere la fame e salvare i propri figli. Così da un giorno all'altro intere famiglie si trasferiscono qui e costruiscono la propria capanna, dove ci sia un po' di spazio. Sembra un alveare. Questa "giovane nonna" ci apre il cancello. Sono le ore 18 di un caldo giorno di agosto. È già buio. "Siate i benvenuti. Per me è una gioia 
avervi qui". Ci racconta la storia della sua numerosa famiglia. Ci
 fa entrare e ci mostra con orgoglio una ad una quelle semplici stanze, con pochi mobili e molto scarni. Cerchiamo di migliorarla
 ogni giorno -commenta. Si è emoziona un istante, ma poi ritorna il sorriso e il suo volto si illumina. Ne ha  passate tante! Giovanissima si sposò con un uomo più grande di lei , che le promise l'impossibile. Ebbe diversi figli. In due era più facile affrontare la povertà. Un giorno poi il marito non è più tornato.... "Io non ho avuto nemmeno il tempo di disperarmi. Per un po' ho aspettato.
 Ho sperato che tornasse..! Poi ho ho capito che non c'era tempo da perdere. Da sola non ce l'avrei fatta." Così lei ha cominciato a fare dei lavoretti, per assicurare almeno
 un piatto di riso e fagioli per i suoi figli. Ha venduto "ghiaccioli"giorno dopo giorno, percorrendo km,vendendo ghiaccio colorato. Poi sono arrivate le "Suore Missionarie" che l'hanno aiutata come potevano, con un sostegno morale e non solo. Hanno attivato una rete di adozione a distanza, grazie alla quale molte famiglie italiane aiutano chi ha bisogno. "Anche i miei figli sono stati inseriti in questo progetto. Queste persone sono state sempre in contatto con noi e piano piano le difficoltà sono diminuite. Con il denaro guadagnato ho acquistato due piccole costruzioni, che ho rifatto ristrutturare e ho affittato per un negozio di 
frutta e un'officina, e in una stanza della casa ha ricavato un altro fondo che ha affittato per un "bar". Ora si è fatto tardi e la sua famiglia deve cenare. Piano piano arrivano tutti i suoi 5  figli, di cui uno adottato, perché era stato abbandonato per la strada, con la figlia maggiore incinta di 8 mesi,. Così fra poco ci saranno anche 3 nipoti. Suor Gabriella della Congregazione delle "Suore Minime del Sacro Cuore", che ha lavorato 18 anni in Brasile commenta. Nei "bairros" brasiliani la famiglia ha un concetto molto ampio e indefinito che ruota e prende forma intorno alla donna, unico perno e speranza dei poveri. Ed è proprio nel ruolo della donna che le missioni, sia laiche che religiose , ripongono  la loro fiducia.

Bujarì 27 ottobre 2008

giovedì 16 ottobre 2008

I BAMBINI SOLDATO E L'ISTRUZIONE


Sono più di 300.000 i minori di 18 anni attualmente impegnati in conflitti di guerra nel mondo.Centinaia di migliaia hanno combattuto nell'ultimo decennio, alcuni negli eserciti governativi, altri nelle armate di opposizione. La maggioranza di questi hanno da 15 a 18 anni ma ci sono reclute anche di 10 anni e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell'età. Decine di migliaia 

corrono ancora il rischio di diventare soldati. Il problema è più grave in Africa

dove si parla di 

120.000 soldati con meno di 18 anni. In in Asia e In America parecchi stati reclutano minori nelle loro forze armate. Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini dai 10 ai 16 anni in 25 Paesi. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come "portatori" di munizioni, vettovaglie ecc. 

e la loro vita non è meno dura e a rischio dei primi. Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate della propria nazione, altri fanno parte di armate di opposizione ai governi. In ambedue i casi sono trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.

Anche le ragazze, sebbene in misura minore, sono reclutate e frequentemente

 soggette allo stupro e a violenze sessuali. In Etiopia, per esempio, si stima che le donne e le ragazze formino fra il 25 e il 30 per cento delle forze di opposizione armate. Anche nella storia passata i ragazzi sono stati usati come soldati, ma negli ultimi anni questo fenomeno è in netto aumento perché è cambiata la natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica, religiosa e nazionalista. I "signori della guerra" che le combattono non si curano delle Convenzioni di Ginevra e spesso considerano anche i bambini come nemici. L'uso di armi automatiche e leggere ha reso più facile l'arruolamento dei minori.  Si dice che alcuni ragazzi aderiscono come volontari. Per lo più lo fanno per sopravvivere, perché c’è di mezzo la fame o il bisogno di protezione. Nella Rep. Democratica del Congo, per esempio, nel '97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all'invito, fatto attraverso la radio. Un altro motivo può essere dato da una certa cultura della violenza o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità.  Una ricerca mostra come la maggioranza dei ragazzi, non chiedono paghe, e si fanno indottrinare e controllare più facilmente di un adulto, affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio attraversando campi minati, o intrufolandosi nei territori nemici come spie. Mai più un kalashnikov imbracciato da un bambino!  L'unica 'arma utile' ad  assicurare un futuro  a 37 milioni di bambini che ancora non possono andare a scuola a causa


delle guerre, è l'istruzione.
Eppure nel 2007 i Paesi in guerra hanno speso 17,8 miliardi di dollari in armi, tre volte quanto necessario per garantire
 l'istruzione primaria ai propri bambini, mentre i Paesi del G8 -Italia compresa- detengono l'84%  delle esportazioni di armi nel 
mondo.  La campagna: 'Riscriviamo il futuro',  in due anni ha garantito
 un'istruzione 

di qualità a 6 milioni  di bambini che vivono in nazioni colpite o reduci da conflitti armati, e punta a raggiungere quota 8 milioni entro il 2010. 'Se veramente abbiamo a cuore il futuro dei minori afflitti da guerre e le migliaia di bambini-soldato, bisogna   incrementare gli investimenti nell'istruzione. Ancora oggi almeno 250.000 minori  sono impiegati come soldati, spie, facchini, cuochi, arruolati in eserciti non governativi in almeno 24 nazioni: bambini costretti non solo a commettere, ma anche a subire violenze. Noi tutti siamo responsabili per la mancata istruzione per i nostri ragazzi. Essi un giorno ci condanneranno per non aver fatto loro conoscere il valori della giustizia, della fraternità e della pace, che sono le basi della convivenza umana .

   Bujari 16 ottobre 2008