sabato 3 settembre 2011

:DA BUJARI A LUCCA

Voglio raccontare in "Quattro puntate", in questo mio "Blog", la storia di due giovani sposi che abitano nella mia parrocchia che ho lasciato al mio ritorno in Italia. Marcos Antonio e Karis Renata, sposi novelli di cui ho celebrato il loro matrimonio nel maggio dell'anno scorso 2010 nella nuova chiesa parrocchiale di Bujarì, prima di ritornare definitivamente a Lucca.
Con la morte improvvisa del padre di Karis sono successe alcune cose per cui un poco tutti gli amici si sono prestati per dare un aiuto e un sostegno economico a Karis, per poter continuare a frequentare l'università con la quale era già in debito.

Così è nata da parte di tutti noi e anche da persone di Lucca, un rapporto di amicizia e di solidarietà . Sognavano di celebrare fra breve tempo loro il matrimonio, prima che io tornassi in Italia. Però io avevo già deciso di ritornare, perché fui cambiato di parrocchia e il mio trasferimento mi creò molte difficoltà, perché non incontrai nulla per poter rimanere e per accompagnare da vicino le comunità e per me cominciava a preoccuparmi la distanza per raggiungere la parrocchia, che distava a circa 60 km. e altri disagi che incontrai per la mancanza completa di una stanza dove potevo riposarmi e un bagno per rinfrescarmi al ritorno dei viaggiper visitare le comunità della Zona Rurale e della foresta. Ero anche molto preoccupato per ritornare solo a casa di notte lungo le strade poco sicure....
Avrebbero avuto molto dispiacere, se io non fossi stato presente per celebrare il loro matrimonio. Anch'io decisi allora di ritardare il mio rientro a Lucca e rimasi ancora 6 mesi per partecipare a questo evento così importante per loro.Promisi di celebrare il loro matrimonio molto volentieri che da quel momento li ho adottati spiritualmente come due "figli".

Volevo anch'io far loro il mio "Regalo di Nozze", perché si ricordassero di questo "Papà" che li vuole accompagnare ogni giorno con molto affetto. Volevo che viaggiassero insieme con me nel mio viaggio di ritorno a Lucca, per accompagnarli a visit
are e conoscere persone e luoghi della nostra Italia. Però non è stato possibile. Non potevano venire con me, perché karis non poteva lasciare l'università in quei giorni e Marcos non poteva avere le ferie.
Allora li invitai a preparare il viaggio per l'anno seguente, quando avrei celebrato il mio 50° annodi sacerdozio. Furono molto contenti di poter venire in questo anno 2011 e partecipare a questo mio straordinario evento. Il giorno 16 giugno di questo anno 2011 sono andato all'aeroporto di Pisa a riceverli. Sono arrivati con a una coppia di amici carissimi, Valmor e Helga, che erano venuti per partecipare, insieme a parentie amici, a questo mio 50° anniversario di sacerdozio. Certamente l'arrivo fu molto emozionante!
Al vedere apparire questi questi due giovani sposi "figli di adozione", mi sono riempito di gioia e nell'abbraccio ci siamo sentiti molto vicini nel pensiero, nel cuore e nella vita. Penso che questi miei due "figli" continueranno ad essere sempre nel mio pensiero.Qui finisce il primo capitolo della "Storia del "Viaggio di nozze di Marcos António e Karis Renata".

Pieve S. Stefano 05 settembre 2011





martedì 30 agosto 2011

MISSINARIO A LUCCA

Alcuni mesi dopo il mio ritorno a Lucca dalla Missione in Acre( Brasile ), mi sono sentito un poco smarrito. Sentivo dentro di me un poco di solitudine. Quasi improvvisamente avevo lasciato le Comunità delle parrocchie di Porto Acre e "Vila do Incra". Le Comunità che visitavo ogni settimana non c'erano più. Non facevo più i miei viaggi missionari di 2 o 3 giorni. I contatti con gli amici di Lucca, con la distanza, erano diventati più rari. Dovevo cominciare a riprendere i contatti con molte persone che avevo lasciato, quando partii per la "Missione". È vero che non mi ero dimenticato di loro,ma molto il tempo e la distanza, non mi di incontrarli facilmente, se non una volta all'anno,quando ritornavo per un periodo di vacanza. Avendo molto da fare per sistemare la mia casa, non avevo molto tempo di andare a fare qualche visita, per riprendere i miei contatti del tempo passato.Ora abito presso la chiesa della Pieve di S. Stefano a Lucca.Da qui parto per svolgere il mio lavoro pastorale nelle Comunità parrocchiali di Convalle, Piegaio, Pescaglia,Pascoso, San Rocco e Focchia nella Zona del Comune di Pescaglia. A dire la verità fin dalle prime settimane mi sono messo a disposizione del mio Vescovo per servire le Piccol parrocchie di questa Zona, che era sprovvista di sacerdoti. Dopo due settimane cominciai a provare una piacevole sensazione: mi sembrava di essere ritornato a fare il missionario, ma in maniera più ristretta, più facile e più familiare. Cominciai a sperimentare lo stesso clima di dialogo familiare che vivevo nel tempo che visitavo le Comunità della Zona Rurale e della Foresta. Qui ho inteso confermare questa differenza dalle grandi parrocchie e dei centri urbani. Rapidamente mi sono sentito in mezzo a questa gente come negli anni della missione. Così ho accettato volentieri di continuare in questa Zona della nostra diocesi di Lucca, ma anche è rimasta viva in me la nostalgia delle Comunità missionarie che da pochi mesi avevo lasciato. Sono contento,
anche se devo fare tanti km. per raggiungere queste Comunità Parrocchiali per celebrare con loro la messa nella domenica e così santificare insieme il "Giorno del Signore". Durante la Visita
Pastorale in queste piccole parrocchie del mio Vescovo Italo Castellani, mi ha domandato:"Come va?" Io ho risposto serenamente: "Fin che c'è salute, c'è speranza!". Ora però, trovandomi in mezzo a queste 6 comunità parrocchiali, vorrei realizzare un sogno che porto dentro nel mio cuore già da 15 anni!... Da diversi anni le piccole Parrocchie non hanno più il sacerdote che celebri insieme ai fedeli la messa ogni domenica. Un sacerdote deve far fronte alle necessità, quasi correndo da una parrocchia all'altra, senza avere il tempo nemmeno di fermarsi 5 minuti per salutare la gente, o ascoltare qualcuno che ha bisogno di una risposta a qualche domanda.
C'è bisogno della collaborazione dei laici per accompagnare la Comunità nelle celebrazioni: (Novena, Via Crucis, il Rosario e anche la celebrazione della Parola di Dio alla domenica, quando il sacerdote non può essere presente. Io non voglio che la Chiesa della Comunità parrocchiale rimanga chiusa alla domenica per l'assenza del sacerdote. I fedeli delle nostre Comunità parrocchiali che collaborare con il sacerdote, non tolgono al sacerdote il compito di presiedere sempre qualunque celebrazione, quando è presente. Però bisogna che i laici collaborino per rendersi disponibili, ognuno nelle propria parrocchia, per guidare la liturgia e le celebrazioni, quando il sacerdote no può essere presente.
Alla domenica la Chiesa deve essere aperta, e la Comunità è chiamata a riunirsi per pregare e così santificare in un clima di comunione e fraternità i il "Giorno del Signore". Sarà faticoso e difficile riuscire a far comprendere questo compito, che è un invito per tutti i cristiani che fanno parte della Chiesa di Cristo, per portare a tutti il messaggio del Vangelo: "Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo a tutte le creature..." Perciò tutti siamo chiamati... Non possiamo continuare a rimanere solo ad ascoltare.

Pieve S. Stefano 31 Agosto 2011

martedì 26 aprile 2011

La "MONTAGNA"!



Carissimi amici quest'anno voglio mandare a tutti voi il mio saluto da la cima della "Montagna".
Là sono ritornato dopo 50 anni di cammino per il "Mondo"
per salutarvi e ricordarvi con affetto per avermi accompagnato fino qui con la vostra amicizia fino al giorno del mio anniversario della consacrazione sacerdotale. Voglio anche con voi, riuniti in un virtuale incontro, ringraziare il Signore per avermi guidato fino qui con la sua misericordiosa presenza di un Padre e di una Madre. Già dai primi anni del mio servizio pastorale sono salito sulla"Montagna".
Di lassù, pieno di entusiasmo, ho offerto quel dono ricevuto nel giorno della mia consacrazione sacerdotale a tutte le persone che incontrai sul mio cammino. La “Montagna” è stata, ed è tutt'ora il luogo dell'incontro personale con il Signore nel silenzio della natura, dove ho provato l'emozione di una intimità che porto dentro il mio cuore fino ad oggi. Sono passati 50 anni da quel giorno in cui arrivai per la prima volta sulla “Montagna”. Lassù incontrai fratelli che mi accolsero...
Ero sconosciuto... Io non li conoscevo... Presto con la loro spontaneità e semplicità mi aiutarono a iniziare un dialogo aperto e sincero, di cui ancora ne conservo un grato ricordo. Furono loro che mi aiutarono a superare barriere educative che avrebbero compromesso quella umanità che mi spingeva a condividere la loro vita in una sincera e spontanea partecipazione. Fu molto utile per me rimanere per tre anni sulla "Montagna",

per mettere in pratica quello che mi era stato insegnato e continuai a meditare quei messaggi che il Signore mi aveva fatto conoscere. Dopo che scesi per alcune "centinaia di metri", mi trovai in mezzo a una nuova comunità, completamente differente. Lì si aprirono, davanti a me, nuovi orizzonti. Sentii forte il desiderio di vivere in mezzo ai ragazzi e i giovani, per aiutare loro ad avere la forza e la volontà di fare delle scelte coraggiose. Ringrazio ancora il Signore per l'esperienza di lavoro come camionista. Ma ringrazio ancor più il Signore per avermi fatto incontrare un uomo speciale lungo il cammino della mia vita: Dinelli Raffaello. Fu lui stesso che una sera mi chiese di fargli compagnia, come altre volte, nel suo lavoro alla guida del suo autotreno, mentre si beveva un caffè insieme nel piccolo bar del paese.
Egli mi invitò a provare la guida del suo camion. Io ero emozionato e molto imbarazzato. Avevo sempre visto gli autisti di camion come i piloti di un "Jumbo" (uno degli aerei più grandi del mondo ), e mai avrei pensato di essere anch’io capace di questo.
Mi costrinse quasi.!.. Allora tremante dall'emozione cominciai a guidare questo grande e lungo automezzo. In quel momento si aprì davanti a me un'altra strada.
La sognavo e la vedevo tanto chiara e luminosa che il giorno dopo ero già presso la "Autoscuola" per prende la patente per guidare il “camin”.Dopo tre mesi avevo già le 2 patenti, per guidare il camion e l'autotreno... Potevo guidare!!!! Ero un autista!..
Ma non mi fermai lì......
Andai a chiedere al mio vescovo Mons. Enrico Bartoletti, se mi permetteva di fare questa esperienza di lavoro. Non fu una cosa facile...
Era molto preoccupato e non ebbe il coraggio di accettare la mia richiesta. Aveva timore del giudizio della gente.
Pensava che sarei stato giudicato male: un "cattivo prete". Diverse volte, nel giro di tre mesi, tornai a chiedergli il consenso.... Ma fu negativo....! Si preoccupava troppo di come mi avrebbero giudicato gli altri.
Io tornavo a casa con la volontà di continuare a chiedere senza stancarmi. Finalmente dopo 4 volte mi concesse di provare. Andai con ll'impegno di ritornare dopo tre mesi a raccontargli la mia
esperienza.
Fui ben lieto di cominciare. Conoscendo il rischio che correva la mia vocazione sacerdotale, mi preparai con molta serietà e impegno, per non tradire la fiducia del mio Vescovo e per dare una testimonianza di onestà,rispetto e moralità.
Avvertivo sempre la presenza del Signore accanto a me che mi aiutava, tanto che ancora oggi non mi rendo conto: "Come ho potuto riuscire ad essere fedele".
! La mia discesa dalla "Montagna" continuò. Scesi ancora per 150 metri.
La strada del "Camionista" terminò. Continuai a lavorare come "carpentiere in ferro" nella nuova parrocchia di Monsagrati. Dopo pochi anni un'altra strada si aperse davanti a me: "La missione".... Stavo scendendo dalla "Montagna". Non mi ero ancora fermato!!...

Un missionario si trovava a Lucca per un periodo di vacanza. Lo invitai a parlare della "Missione" e della vita missionaria in un incontro con i giovani della mia parrocchia.
Tutti ascoltarono attenti, ma io sentii il desiderio di aiutare i missionari nel loro faticoso lavoro pastorale nella Diocesi di Rio Branco ( Brasile ). Così cominciai a percorrere la strada della Missione. Ho servito la missione tre mesi all'anno dal 1990 al 2001,
poi permanente dal 2002 al 2010. Così sono sceso ancora un poco dalla “Montagna, per camminare in mezzo alla foresta e le campagne della Missione, dove ho incontrato molte persone che mi hanno aiutato con la loro accoglienza, nella vita difficile dei viaggi missionari.
Da questa esperienza ho imparato molte cose riguardo al nostro lavoro pastorale, perla diminuzione sempre più numerosa dei sacerdoti, per accompagnare le Comunità parrocchiale della nostra Diocesi. So che è difficile modificare le nostre abitudini e le nostre tradizioni religiose. Ora quella montagna che avevo lasciato da 50 anni era sempre lassù!
L’ho ritrovata!! Era ad aspettarmi.... Così quel cammino che dividevo con le comunità cristiane della Missione, che ho dovuto interrompere, l’ho ripreso con le comunità parrocchiali della “Montagna” che mi aiutano a dimenticare il passato, anche se mi rimane viva molta nostalgia del “Ritorno”.

Ma ora è il tempo del risveglio dei laici di buona volontà che. insieme ai sacerdoti, aiutino la Comunità parrocchiali a riprendere il cammino di fede nell’ascolto della “Parola di Dio”
e nella celebrazione dell’Eucaristia, nella preghiera e nella pratica della carità, della giustizia e della solidarietà
Oggi ci rendiamo conto che siamo più cristiani per tradizione, che per vita, Abituati a pregare, preghiamo molto, ma il pensiero e il cuore è pieno di distrazioni per le mille preoccupazioni che ci circondano. Durante gli anni di vita missionaria ho incontrato modestia e semplicità di vita che mi hanno insegnato a contentarmi del necessario. Ho incontrato il sorriso e l’accoglienza che mi hanno aiutato nel cammino di ritorno..!!”. Così al risveglio di un mattino si sono presentate davanti a me nuove sfide che mi hanno obbligato a ritornare.

A volte la strada si chiude davanti a noi, e noi vorremmo continuare a camminare, ma con serenità e fiducia dobbiamo consegnare il nostro futuro nelle mani del Signore e tornare indietro!...
Ritornando ho incontrato la “Montagna che avevo lasciato da 50 anni. Avevo bisogno del suo silenzio..!.
Avevo bisogna di fermarmi e riflettere, per ringraziare il Signore per i doni che mi ha fatto in questi 50 anni di vita sacerdotale, anche se a qualcuno può sembrare un poco anomalo. Ringrazio gli amici e parenti che mi hanno accompagnato, anche da lontano, con la loro amicizia e fraternità. Prego il Signore per voi tutti, perché illumini il vostro cammino, e possiamo arrivare insieme in cima alla “Montagna”, per ricevere l’abbraccio del Signore..

Lucca 21 maggio 2011

mercoledì 5 gennaio 2011

DALL'ACRE ALL'ITALIA 2° Capitolo


Durante il viaggio in Italia mancavano ancora alcune visite al nostro amico Edney Santiago Batalha, insieme con la sua famiglia. Allora, sempre accompagnati da Don Luigi, sono partiti per il Nord -Italia,per visitare la città di Venezia e le montagne nella Provincia di Udine, per gustare anche lo spettacolo che la neve offre in questo periodo di inverno. Così in questo viaggio voleva visitare la famiglia di Moratti Pietro che lo aveva ospitato insieme ad altri brasiliani che parteciparono al "G.M.G." (Incontro mondiale della gioventù)" a Colonia nel 2005. L'arrivo a Venezia ha provocato in Angelina una emozione particolare. Aveva sentito parlare di questa città, dove gli innamorati se ne vanno lungo i canali della città in gondola, guidata da un gondoliere nella sua divisa caratteristica da cerimonia. L'immagine della città, tutta sospesa sull'acqua come sopra una grande palafitta, ha destato molta impressione da domandarsi:"Come possono gli edifici con le chiese e campanili, insieme alle grandi costruzione, rimanere in piedi in mezzo all'acqua. La visita alla chiesa di S. Marco con il PalazzoDucale hanno concluso la visita. Intanto la passeggiata nella grande piazza di S. Marco è stata animata da un grande stormo di piccioni che assaltavano qualunque turista che volva dare da mangiare qualche manciata di granturco. Così anche questi visitatori venuti da Bujarì, hanno portato con sé un poco di granturco, per governare i piccioni. Appena hanno visto il granturco, i piccioni hanno volato su di loro, posandosi sui bracci , sulle spalle e anche sulla testa, per rubare qualche chicco di granturco ancora chiuso in un piccolo sacchetto. In fondo è stata un piacevole momento, anche se era necessario difendersi da questi animali così aggressivi e prepotenti. Dopo la visita a Venezia, hanno proseguito il loro viaggio verso Udine, a Campomolle, ospiti della famiglia di PietroMoratti. Anche in questo viaggio Edney ha voluto rendere partecipe la sua sposa Angelina, dopo la visita nell'agosto dell'anno 2005, di quello che questa famiglia molto generosa e ospitale gli aveva offerto. Sono stati ospitati per tre giorni, insieme a Don Luigi, che li aveva accompagnati con la macchina. Pietro Moratti li ha accompagnati a vedere la neve fino in cima al valico di una montagna coperta di neve. Appena arrivati sulla neve Júlia ha cominciato a camminare sulla neve prendendo in mano qualche palla di neve per gettarla addosso a suo padre e sua madre. Così è nata una piccola guerra a "palle di neve". Alla fine hanno fatto anche un pupazzo di neve con cui hanno scattato diverse fotografie che faranno ricordare questo momento molto particolare. Tornando dalla montagna hanno salutato Pietro la figlia Barbara e nipote Chanel con un grande e affettuoso abbraccio di ringraziamento, per tutto quello che è stato loro offerto e hanno preso la via del ritorno a Lucca. Il tempo della visita in Italia stava per finire. Dopo aver fatto gli ultimi acquisti, per portare alcuni ricordi a casa, hanno cominciato a preparare le valige, per verificare, se tutto entrava nelle valige, per poterle finalmente chiudere. Dopo avere salutato Mario e Oliva che li hanno ospitati in questo tempo trascorso in Italia e dopo aver salutato anche la famiglia di Piero e Rosa, hanno caricato le valige e, insieme a Don Luigi sono partiti per fare l'ultima visita a Roma. Non potevano tornare a Bujarì senza visitare Roma. Per mezzo di Padre Gabriele che ha procurato loro un alloggio, hanno potuto fare una breve visita di due giorni alla capitale d'Italia. Sono stati accompagnati da un amico di P. Gabriele che li ha guidati per una visita a Piazza S. Pietro, il Colosseo e Piazza Navona, dove hanno incontrato anche l'ambasciata del Brasile. Con la visita alla famosa "Fontana di Trevi" hanno concluso la visita a Roma. Quindi al mattino del 18 di NovembreDon Luigi li ha accompagnati all'aeroporto di Fiumicino. Nell'abbraccio di addio, Don Luigi ha voluto augurare un" buon ritorno a casa" e ha chiesto loro di conservare un buon ricordo di questa visita. Se avranno il desiderio di ritornare un giorno a rivedere l'Italia e rivivere quei piacevoli momenti trascorsi in questo tempo di vacanza, si ricordino che hanno lasciato degli amici che avranno il piacere di accoglierli di nuovo nella propria casa.
Lucca 05/01/2011

martedì 28 dicembre 2010

DALL'ACRE ALL'ITALIA

Dopo avercipato all'Incontro mondiale della gioventù a Colonia nell'Agosto del 2005, Edney Santiago Batalha ha portato con sé fino a Bujarì un vivo ricordo di tutto quello che ha conosciuto e le persone che ha incontrato. Tornando a casa egli con molta nostalgia per tutto quello che aveva lasciato durante quel mese di agosto, con una certa tristezza riabbracciò la sua sposa Angelina con la figlia Júlia di appena 6 mesi. Avrebbe voluto condividere con lei quei bellissimi giorni trascorsi in in Italia e a Colonia (Germania), purtroppo solo lui ha potuto fare questo speciale viaggio. Finalmente stava per realizzare il suo sogno: Tornare in Italia con tutta la sua famiglia!!! Allora, preparato il viaggio, partì da Bujari per dirigersi verso l'aeroportodi Rio Branco. Si imbarcò per ritornare in Italia insieme con la sua famiglia. Anche Don Luigi aveva deciso di ritornare in Italia definitivamente, dopo alcuni anni di vita missionaria.Si associò con Edney e arrivarono insieme in Italia per visitare luoghi e persone che aveva conosciuto durante il mese di Agosto del 2005, e riabbracciare le persone che lo avevano ospitato, per ringraziarle insieme alla sua sposa Angelina. Hanno cominciato per prima cosa con la visita alla"Torre" di Pisa, che aveva lasciato nel suo pensiero una immagine di fantascienza! Una Torrependente così obliqua da sembrare cadere da un momento all'altro, ma no cade mai giù da diversisecoli!... Il bellissimo pratoverde che circonda la"Torre" con la Cattedrale, chiamata "Piazza dei miracoli",ha fatto da cornice per fare delle belle foto alla figlia Jùlia, mentre faceva delle belle capriole.Come seconda visita hanno fatto una lunga passeggiata sulle mura della città di Lucca, in mezzo agli alberi di tiglio che mostravano dei bellissimi colori variopinti dell'autunno. Con la visita alla cattedrale di S. Martino e la chiesa di S. Michele Arcangelo hanno concluso la breve visita della città di Lucca. Dopo alcuni giorni, Don Luigi ha accompagnato questi visitatori al mare! Molto atteso questo momento perchémai avevano visto il mare.Hanno trascorso un giorno intero sulla spiaggia presso Torre del Lago. Appena è apparso il mare, Angelina e Jùlia, molto emozionate hanno ammirato quelle onde spumeggianti che si rincorrevano l'una dietro all'altra, fino alla spiaggia asciutta davanti ai loro piedi. Subito, anche se il clima freddo di ottobre non permetteva di fare un bagno, per ricevere così il battesimo del mare, si sono toltele scarpe e le calze. Così, con i pantaloni al di sopra dei ginocchi, hanno cominciato a giocare con le onde che arrivavano sulla spiaggia immergendosi nelle acque del mare senza sentire il freddo che stava gelando i loro piedi. Hanno anche approfittato di fare una visita al parroco, Don Graziano, già missionario a Rio Branco negli anni passati, prima dell'anno 2000, il quale li ha invitato tutti a pranzo. Nel pomeriggio hanno fatto una lunga passeggiata sulla spiaggia, per contemplare il colore del sole che tramontava immergendosi nelle acque rosse del mare. Non è stato difficile passare dal mare alle montagne, sempre vicino a Lucca. Sono ritornati dal mare a casa di Mario e Oliva, ospiti durante questa permanenza in Italia. Quindi senza perdere tempo, al risvegli del mattino seguente illuminato di uno splendido sole, sempre accompagnati da Don Luigi, hanno preso la strada della montagna. Piano piano percorrendo una strada tortuosa sono arrivati al monte di "Matanna". Era un luogo che Edney desiderava farlo conoscere alla sua sposa Angelina. Come sempre, tutti sanno che, per ammirare le montagne, bisogna conquistarle. Allora sono partiti piano piano a piedi su per i sentieri di terra e pietre, per arrivare in cima, dove si poteva ammirare dall'alto le valli sottostanti, che si perdono al nostro sguardo, confondendosi con l'azzurro del cielo e con la nebbia del mare della Versilia.

LUCCA 31 / 12 / 2010

lunedì 20 dicembre 2010

RITORNO A LUCCA....

Durante i mesi estivi di questo anno 2010, continuando a fare il mio servizio per celebrare nella Parrocchia di San Lorenzo della "Vila do V, e nella parrocchia di "Nossa Senhora de Nazaré", della diocesi di Rio Branco, dove sono parroci: Don Raimundo e Don Miranda, mi preparavo per fare il mio ritorno definitivo a Lucca. In questo tempo cominciai a raccogliere e riunire tutte le mie cose personali, per riportarle con me a "casa". Dopo aver salutato le dueComunità parrocchiali dove avevo trascorso l'ultimo anno e infine la Comunità parrocchiale di Bujari a cui mi ero molto affezionato, mi sono diretto verso l'aeroporto di Rio Branco per imbarcarmi per Pisa, con il carissimo amico Edney Batalha, insieme alla sua sposa e sua figlia. Egli ha voluto accompagnarmi nel mio ritorno, per ritornare a far vedere, alla sua sposa Angelina, i luoghi che aveva conosciuto in Italia e in Germania, e per farla partecipe della bella accoglienza ricevuta durante l'incontro Mondiale della Gioventù a Kolonia, insieme ad altri 4 brasiliani di Rio Branco(Acre ). Così siamo arrivati in aereo a Pisa provenienti da Parigi. Anch'io sono stato molto felice di trascorre alcune settimane in loro compagnia. Nei giorni successivi ho accompagnato questa famiglia di amici a visitare luoghi e città più conosciute dell'Italia e a riabbracciare molte persone che avevano offerto una grande ospitalità, nel trascorso Agosto del 2010. Negli ultimi giorni prima di riprendere l'aereo a Roma per ritornare a Rio Branco, li ho accompagnati a visitare Roma, essendo ospiti per due giorni Nella parrocchia di Santa Edth insieme a Padre Gabriele. Ritornando a Lucca mi sono messo a disposizione del mio Vescovo Mons. Castellani, che mi ha chiesto di cominciare il mio servizio pastorale nella Unità pastorale di Pescaclia, formata da 7 parrocchie, la quale in questo periodo è priva di un sacerdote. Così ogni settimana faccio una visita in tre parrocchie celebrando la messa festiva, visitando gli infermi e seguendo la catechesi, sotto la direzione del parroco Don Cipriano. Intanto mi sono messo a preparare una abitazione dove presto dovrei andare ad abitare nel mese Gennaio del prossimo anno 2011.

Lucca 20 dicembre 2010

venerdì 17 dicembre 2010

ADDIO ALLA MISSIONE!!!

Nell'anno1989 mi trovavo come parroco a Monsagrati, una piccola parrocchia della Diocesi di Lucca.Nel mese di ottobre, il mese missionario, invitai Don Graziano, missionario in Brasile, per parlare a un gruppo di giovani sulle missioni. Dopo aver fatto conoscere la realtà missionaria dell'Acre, dove lui si trovava da alcuni anni, volli avere maggiori informazioni, poiché avevo in mente di andare anch'io in Missione. Avevo il desiderio di offrire alcuni anni della mia vita per la Diocesi di Rio Branco, molto carente di sacerdoti, essendo una Diocesi giovane, per la fuga dalla foresta a causa della distruzione delle piante per realizzare grandi pascoli. Così, nel mese di Agosto dell'anno 1990, per la prima volta, feci una visita di 25 giorni alla missione dove lavoravano come missionari: Padre Massimo Lombardi, Padre Graziano Raschioni,Padre Gabriele Camagni e padre Luigi Pieretti. Dopo aver seguito questi missionari nei loro impegni e servizi pastorali, decisi di andare in missione anch'io. Allora nel 1992 decisi di partire per Rio Branco. Passavo circa 3 mesi ogni anno.Stavo a disposizione del vescovo Dom Moacir Grechi che mi mandava nelleparrocchie dove c'era maggior necessità di fare un servizio. Cosicché ebbi l'opportunità di conoscere quasi tutte le parrocchie della Diocesi. Arrivato all'anno 2000, non mi sentivo abbastanza soddisfatto di passare solo 3 mesi di ogni anno. La volontà era di rimanere più tempo. Però il clima molto caldo e umido che avevo incontrato ogni anno che andavo a Rio Branco, mi lasciava un poco perplesso, per rimanere continuamente per alcuni anni.Nonostante questo incomodo decisi... Lasciai la Parrocchia di Monsagrati e partii alla volta di RioBranco. All'inizio fu molto difficile adattarmi al clima e alla Zona che mi fu affidata. Era una Area rurale e foresta, divisa in due parti, molto vasta, di circa 50 km. : "Transacreana" e "Bujari". Potremmo chiamare queste Zone: 2 Parrocchie che comprendevano circa 25 comunità ciascuna, raggiungibili solo con strade di terra e argilla. Dopo circa 3 anni fui liberato della "Transacreana" dove un altro sacerdote missionario fu inviato da Vescovo di Rio Branco. Io fui molto felice, perché avevo maggior tempo per visitare le Comunità dell'Area di Bujari. Questa seconda comunità avevano un Centro che era anche la sede di Municipio, nato da 15 anni, dove abitavano circa 4.000 persone. Anche la piccola chiesa della Comunità cominciava ad essere insufficiente a raccogliere tutte le persone che partecipavano alla celebrazione del Giorno del Signore. Era necessario costruire una chiesa più grande e ultimare il centro parrocchiale che si riduceva a due stanze di legno con una segreteria e una cucina in muratura, per preparare da mangiare per tutti i "Lider" delle Comunità dell'interiore, quando partecipavano all'incontro di formazione ogni mese dell'anno. Il desiderio di poter arrivare a creare una nuova Parrocchia era tanto grande, che cominciai a ultimare il centro parrocchiale, completandolo con il salone, che doveva servire per i grandi incontri comunitari. Arrivò in questo tempo anche la comunicazione da parte del Vescovo di Rio Branco che nel prossimo anno 2006 avrebbe creata in Bujari una Nuova parrocchia. Grande festa, molta allegria da parte di tutta la Comunità ne giorno della creazione della parrocchia nella festa del Patrono:"San Giovanni Battista". Fu celebrata la messa nel salone parrocchiale, e la cerimonia della consegna simbolica delle chiavi della chiesa parrocchiale di Bujari. Io fui molto emozionato, perché era la prima volta che mi trovavo in questo avvenimento diocesano. Nello stesso momento cominciammo a demolire la piccola chiesa, che era anche pericolante, per costruire le fondamenta della nuova chiesa parrocchiale. Molti sacrifici ho fatto insieme alla comunità parrocchiale. Era un "Sogno"! Una soddisfazione grande per me, alla vigilia dei miei 50 anni di sacerdozio, poter inaugurare la Nuova chiesa parrocchiale con la celebrazione della Messa! Ma non mi è stato possibile..! Il Vescovo di Rio Branco , forse non soddisfatto del mio servizio pastorale svolto, mi fece lasciare la Parrocchia, per trasferirmi a "Porto Acre" e a "Vila do "V". due parrocchie distanti da Rio Branco circa 60 km. A questo punto svanirono tutti i miei sogni! Tristemente me ne andai là! Mi trovai molto a disagio per la mancanza di un alloggio per restare qualche giorno fra la gente della nuova parrocchia, cosicché pensai di dare l'addio alla missione, pensando alle mie condizioni di salute e ai rischi che potevo correre nei lunghi viaggi alla notte per rientrare a casa.Però prima di ritornare a Lucca ha voluto salutare la Comunità parrocchiale di Bujari, Il 24 ottobre, celebrai la messa nella Nuova chiesa parrocchiale, prima di imbarcarmi per ritornare a Lucca. Ancora conservo viva la memoria degli abbracci che gli amici di Bujari mi hanno dato, insieme a una canzone a me molto cara suonata dal amico Piero con la "Armonica a bocca." Ringrazio, specialmente due famiglie che mi hanno dato la possibilità di passare alcuni giorni sereni in loro compagnia durante questo ultimo anno di missione a Rio Branco.